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Thursday, April 1, 2010

Per favore non chiamatela Arancia Meccanica!!!


Immagine pubblicata su Repubblica - Palermo

Autore satirico e illustratore, pittore e cittadino palermitano, Gianni Allegra è uno dei più illuminati artisti siciliani. Ha collaborato con l Siciliani, L’ora, Avvenimenti, Linus, L’unità, Tango, Cuore, Comix e dal 1999, con le sue irriverenti vignette sulle pagine di Repubblica, ci ha raccontato una società che sembra aver perso, ormai definitivamente, ogni briciola di originalità. Nella sua brillante carriera ha colorato più di 5.000 facce della Mafia e della criminalità siciliana; oggi, in un clima sociale che sembra voler ricordare, minuto dopo minuto, che la violenza esiste e persiste nelle case e nelle piazze, sui marciapiedi e nelle sacrestie, nelle migliori famiglie e negli autobus, in TV e nelle istituzioni, chiediamo a lui il perché di tanta violenza, e se esiste una ricetta che possa annientarla.

L’attentato di Fragalà, la testa di capretto a Campagna, le minacce agli assessori regionali, l’assalto ai controllori sul bus, stupri, atti di criminalità, cos’è tutta questa violenza?
Stiamo attraversando sicuramente un periodo di grande difficoltà sociale, ma si tratta di barbarie diffuse su tutto lo stivale. Palermo è certamente una cassa di risonanza perché qui è più semplice l’associazione ad atri fenomeni di criminalità, ma credo che se parliamo di violenza oggi, Palermo sia semplicemente una città globale, culla di una violenza cinematografica, come ogni altro angolo del mondo occidentale. Ma per favore non chiamatela Arancia Meccanica.

In che senso?
Mi capita spesso di leggere, su riviste e quotidiani, la parola violenza associata al più bel film della storia del Cinema. In Arancia Meccanica di Kubrick, il mio film preferito, la violenza c’è, ma è solo uno strumento per parlare del libero arbitrio, che è il vero tema del film. Una cosa ben diversa. Così si crea solo confusione.

Torniamo alla violenza in Sicilia. Nessuno stupore dunque?
No, oggi non potrei immaginare la Sicilia in maniera differente. Ma ammetto che è molto difficile identificare limiti e confini. Ogni cosa è tutto e il suo contrario. La stessa Mafia ha abbandonato i suoi antichi strumenti, si è spogliata delle coppole storte e dei kalashnikov e ha indossato colletti bianchi e abiti borghesi; è diventata educata, nonviolenta e diplomatica, ma quando non trova soddisfazione nei nuovi strumenti, torna a messaggi antichi, ai vecchi stereotipi.

Si riferisce alle minacce e alle teste di capretto?
Si, ma mi sembra veramente anacronistico parlare di cose simili nel 2010. Sembra di evocare atmosfere di 50 anni fa. E dire che negli anni Orlandiani si respirava un certo benessere intellettuale. Allora per lo meno “chi mangiava poteva far molliche”, oggi non c’è nessuna pietanza. C’è solo pietà. E la violenza è inversamente proporzionale alla cultura. Ma oggi in Sicilia non c’è spazio per la vera cultura, per la letteratura, per l’arte, per il cinema… Ci omologhiamo alla violenza televisiva. Che altro possiamo aspettarci da una simile condizione sociale? Lo stesso avviene nel linguaggio. Fino a 40 anni fa la trasgressione era l’utilizzo indiscriminato del turpiloquio. Oggi anticonformista è chi utilizza un linguaggio pulito e accurato.

Che soluzione intravede all’orizzonte?
Possiamo affidarci solo alle nuove generazioni, ma anche lì dobbiamo impegnarci. Siamo noi i modelli per i nostri figli. L’educazione, la cultura, l’arte, la musica sono le nostre ancore di salvezza. E un esempio come Barack Obama ci insegna che il nostro destino dipende dalle nostre scelte. Il cambiamento è difficile in certi contesti, ma è sempre possibile. Santo libero arbitrio…

Lei che è un artista, solito a rappresentare la società attraverso vignette e disegni, se dovesse rappresentare la violenza di questi giorni, cosa disegnerebbe?
Ultimamente ho pubblicato su Repubblica una vignetta sulla violenza. Era una citazione del film Ombre Rosse diretto da John Ford. Una squadra di indiani che assaliva un autobus. Ho abbandonato i soliti topi mafiosi.

Friday, March 12, 2010

Il primo Venture Capital in Sicilia si chiama MOSAICOON


Viral video & interactive, stats, target views sembrano, a noi profani del web e della tecnologia, vocaboli indecifrabili ed ermetici. Eppure sono la linfa di Belsito Media s.r.l., la società siciliana di giovanissimi cervelli, fondata a Palermo nel 2007 che, dopo un crescendo di successi internazionali e riconoscimenti, oggi ha ottenuto il primo Venture Capital in Sicilia, cioè il primo investimento di capitali su una società nascente scelta per le sue idee innovative e per il management di qualità. €650.000 che la Vertis sgr, società di Private Equity, ha scelto di investire sulla creatività e sull’innovazione siciliana. Sorprendente! Ma ancora più interessante è sapere che all’origine di questo importante successo vi è un giovanissimo siciliano, Ugo Parodi Giusino, un 28enne appassionato di video e tecnologia che, oltre ad essere fondatore e amministratore della Belsito Media, ha da sempre creduto nelle infinite risorse di creatività e sviluppo della sua Sicilia.

Dall’esperienza di Belsito Media e grazie al capitale di Vertis sgr nasce dunque MOSAICOON S.p.A., una società di comunicazione online, cui principale innovazione è la scelta di mettere l’utente al primo posto nella scala dei valori, creando campagne pubblicitarie “che non siano incentrate soltanto sul prodotto, ma che offrano un valore aggiunto in termini di narrazione, di storia, di diletto”. «Un po’ come il vecchio Carosello!» esordisce Parodi Giusino, amministratore della MOSAICOON. «Inoltre – continua - noi offriamo ai nostri utenti una pubblicità non-invasiva che, a differenza dei pop-up che si aprono mentre consultiamo una pagina, viaggia sul web attraverso i siti che ne parlano, i blog e le community. Creiamo dunque Viral Video: video, intriganti e divertenti, che si propagano sul web attraverso il passaparola della condivisione online.» Oggi, accanto a Ugo Parodi Giusino, sono tre le figure chiave del progetto: Juan Serrano Ortiz, art director, Giuseppe Costanza, esperto in tecnologia e Marco Imperato, “seeder”, che si occupa cioè della distribuzione in rete. Tutti under 30. Ma nei prossimi anni, grazie al finanziamento del Venture Capital, la MOSAICOON S.p.A. prevede di incrementare la propria produttività assumendo altre 20/30 figure altamente specializzate, scegliendo tra l’altissimo potenziale di cervelli nel territorio siciliano.

Friday, February 5, 2010

Bastardi modello

“Il sangue ha lo stesso colore per tutti, da Guglielmo I d’Inghilterra a Totò, da Ray Charles a Leonardo da Vinci. Tutti bastardi, figli del libero amore” Progetto Terremoto di Oliviero Toscani

Sono 9 donne e 10 maschietti, tutti rigorosamente bastardi e tutti siciliani, i super modelli di Meglio soli che male accompagnati, la nuova campagna sociale contro il randagismo firmata da Oliviero Toscani, a favore della Lega Nazionale per la difesa del cane e resa possibile grazie al contributo di Almo Nature.
I 19 fotomodelli, originari di Castelvetrano, Marsala, Trapani e Palermo, immortalati nei canili delle suddette città, gireranno tutta l’Italia nelle pagine di Razza Bastarda, il calendario realizzato dai giovanissimi ragazzi del Progetto Terremoto di Salemi con il supporto de La Sterpaia, la moderna bottega dell’Arte della comunicazione, sotto la direzione artistica di un inarrestabile Oliviero Toscani. Un “bastardo modello” per ogni mese dell’anno; storie, informazioni e curiosità per ogni pagina del calendario. Bravissimi Giacomo Costa, 22, Emanuele Giattino, 25, e Federico Mauro, i fotografi siciliani che hanno realizzato gli scatti, ma quelle espressioni, la forza degli sguardi, quelle pose, quei caratteri così trasparenti non potevano essere progettati. Non vi è supplica, né pietà, nessuna ricerca di carezze, e neppure voglia di tenerezza; Razza Bastarda è la semplice espressione della realtà, così forte da bloccare il fiato, tanto vera da metter quasi paura. “L’arte contemporanea è, e deve essere, l’espressione massima della condizione umana, e non può che mostrarci la realtà in cui viviamo - dice Oliviero Toscani - l’arte è un mezzo di comunicazione e come tale deve essere utilizzato per diffondere e divulgare un messaggio”.
E se è vero che esiste una calendariomania che travolge tutte le generazioni, e una tendenza a clonare gli stereotipi da calendario, allora questi sono i “bastardi modello” da emulare, questo è il calendario da collezionare. Il messaggio è chiaro e semplice: “La combinazione di geni e culture differenti, non può far altro che generare sorprendenti evoluzioni. Razza Bastarda non è un insulto, non un’offesa; indica piuttosto quella moltitudine che caratterizza la realtà del mondo moderno”.

Il calendario, che verrà presentato alla stampa martedì 1 dicembre 2009, alle 12, presso il cortile Richiniano dell’Università degli Studi di Milano, sarà disponibile presso tutti i Pet shop che espongono prodotti Almo Nature e sul sito www.legadelcane.org al costo di €10. Il ricavato verrà interamente devoluto in beneficenza alla Lega Nazionale per la difesa del cane.
Guarda il videoclip

Thursday, January 7, 2010

Telefono Azzurro: ”Ente morale” per antonomasia


«Siamo fuori!» lamentano i 25 ex lavoratori dell'Associazione S.O.S. Il Telefono Azzurro Onlus Telefono Azzurro, davanti alla sede di Via Puglisi a Palermo. Categorica è stata dunque la chiusura da parte dei vertici di Telefono Azzurro (TA) ai danni dei 25 Operatori di Risposta Telefonica (ORT) che avevano in gran parte rappresentato, dalla sua origine nel 2003 fino al 31 dicembre 2009, il servizio di emergenza infantile 114 del Telefono Azzurro. Questa, la conclusione all’incontro del 5 gennaio 2010 tra i vertici della Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale Telefono Azzurro e i rappresentanti sindacali della CISL. Una fine che macchia di ambiguità quell’ “Ente Morale” (grazie al decreto del 1990 del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga) che, per oltre 20 anni, si è erto a modello di civiltà nazionale, garantendo 24 ore su 24 “la qualità dell’ascolto e dell’intervento con i bambini e gli adolescenti”, per utilizzare le stesse parole del suo Fondatore e Presidente, Ernesto Caffo. Un “Ente Morale” solo in parte dunque, che tutela i diritti dei bambini e degli adolescenti, dimenticando forse quelli dei lavoratori? Quegli stessi lavoratori che, per oltre 2 anni, hanno svolto il loro mestiere con “passione e professionalità”, oggi infatti raccontano di aver dovuto lasciare il campo di battaglia senza alcuna garanzia di informazione o sia pure di sostegno.
«Sapevamo che i nostri contratti sarebbero decaduti il 31 dicembre 2009, insieme alla scadenza dell’intero progetto 114 Emergenza Infanzia (assegnato in gestione al Telefono Azzurro, a partire dal 2003, da parte dei Ministeri Italiani di Comunicazioni, Pari Opportunità e Lavoro, e Politiche Sociali) – racconta Monica, una di quei 25 operatori tagliati fuori dal Telefono Azzurro - O almeno così ci era stato ufficialmente comunicato. Il 28 Dicembre 2009, infatti, a 72 ore dalla decadenza del nostro contratto, visitando casualmente il sito del Ministero delle Pari Opportunità, abbiamo scoperto che “il servizio pubblico 114 Emergenza Infanzia sarà garantito fino ad aprile 2010” essendo stata sottoscritta la proroga tecnica della convenzione in atto tra il Ministero delle Pari Opportunità e l'Associazione S.O.S. Il Telefono Azzurro Onlus (proroga pubblicata sul sito del Ministero il 23 dicembre e firmata il 17 dicembre 2009 e che prevede fino ad aprile 2010 un contributo di €400.000, un terzo dell’intero contributo di un anno)». E cosa avrebbero dovuto pensare i 25 professionisti se non che il “pacchetto 114” sarebbe stato prorogato completo del suo prezioso contenuto? Illusi. Nella riunione assembleare del 30 dicembre 2009, ai 25 operatori di 114 Emergenza Infanzia (tra cui due giovani mamme da appena 4 mesi) è stato infatti comunicato che, per mancanza di fondi, il decadimento del loro contratto è definitivamente accertato, sebbene il servizio 114 verrà prorogato “garantendo (come?) gli stessi livelli di qualità ed efficacia anche attraverso l’impiego di Volontari del Servizio Civile”.

Arrivederci e grazie cari operatori! E a nulla sono valse le controproposte portate avanti dai rappresentanti sindacali della CISL per l’utilizzo di ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione Guadagni e mobilità), mantenendo però quel contratto lavorativo di 40 ore settimanali che garantirebbe agli ORT una continuità del lavoro e dell’impegno prestato. «A noi sembra che il Telefono Azzurro abbia ragionato non da ONLUS, ma da azienda! – esordisce Mimma Calabrò, segretario generale CISL Sicilia - Cosa sarà dunque dei €400.000 garantiti al TA, fino ad Aprile 2010, dal Ministero delle Pari Opportunità? E che ne è stato del contributo della Regione Siciliana assicurato dal DECRETO Assessoriale del 23 gennaio 2009? E delle generose donazioni del sultano dell’Oman destinate alla sede di Palermo? E ancora del 5 per mille, e delle eredità concesse?». Singolare è pure il caso di Valentina, capo turno al nono mese di gravidanza, alla quale, in data 30 dicembre 2009, era stata confermata la decadenza del contratto perché in stato di gravidanza. «Fino a questa mattina ero fuori, perché al nono mese di gravidanza, oggi, soltanto oggi, si sono ravveduti e hanno deciso di riconfermarmi fino ad aprile 2010» racconta Valentina a poche ore dalla conclusione della trattativa sindacale del 5 gennaio 2009. Eppure vien da chiedersi: perché mai tanto scompiglio? Perché tanto stupore? Disinformazione e ambiguità sembrano infatti costanti all’interno dell’ “Ente Morale” Telefono Azzurro, sia all’interno del servizio 114, che nel resto dei servizi a disposizione dei cittadini. «E’ sempre stato così – racconta Giulia, una ex operatrice del Telefono Azzurro – ho lavorato nella sede di Telefono Azzurro a Palermo da marzo 2007 a gennaio 2009, con contratti a progetto della durata di 6 mesi e, puntualmente, nello stesso giorno della scadenza, il contratto veniva rinnovato automaticamente. Fino a ottobre 2008, quando, senza alcuna giustificazione qualitativa, il rinnovo è stato invece negato a me, come ad altri 4 miei colleghi. E lo stesso è successo poi, a maggio 2009, ad altre 2 colleghe. La precarietà è di casa al Telefono Azzurro, questa situazione non mi stupisce affatto!!» E tra la polvere e le sorprese, i lati oscuri, oggi, sembrano moltiplicarsi di minuto in minuto perché, a trovarsi in una situazione di difficoltà non sembrano essere solo i 25 ORT mandati a casa. «La continuità della qualità e l’efficacia del servizio, “garantita” nel comunicato stampa del TA del 5 gennaio, non può che essere fittizia – racconta Paola, una degli 8 capi turno ancora in servizio al 114 Emergenza Infanzia – Non solo la qualità del servizio, ma il servizio stesso non può essere garantito senza i 25 ORT. Attualmente al 114 stiamo lavorando in una situazione di assoluta follia. Un solo capo turno non può gestire e seguire contemporaneamente sia i volontari del Servizio Civile Nazionale (SCN), di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che i casi di bambini e adolescenti con bisogno di assistenza. In questo modo, ogni qualvolta ci sia un caso da seguire, 6 dei 7 computer a nostra disposizione devono essere spenti e le linee scollegate, almeno che non si voglia far gestire casi gravi ai ragazzi del SCN che lavorano con noi soltanto da ottobre 2009 e che hanno ancora bisogno di supporto e formazione». Molte anche le lamentele da parte degli stessi volontari del SCN per l’inadeguatezza del ruolo da dover svolgere in completa autonomia.
Ancora molti dunque i lati oscuri su cui cercheremo di far luce nei prossimi giorni, ma per farlo abbiamo bisogno delle testimonianze attive degli ex lavoratori, come di quei pochi che, ancora all’interno del TA, possono raccontare con assoluta tempestività e fedeltà lo svolgersi delle vicende in corso.

I nomi dei testimoni sopra riportati sono fittizi, per esplicita richiesta degli stessi.

Pubblicato su livesicilia.it