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Thursday, March 3, 2011

Ciak, e il borgo di Agira diventa fashion

Cult sul web con i creativi di Mosaicoon



PALERMO - C’è un video, su Youtube, che in appena cinque giorni ha già ricevuto oltre 40mila visualizzazioni, classificandosi tra i più popolari nel canale di intrattenimento; un film poco più lungo di un minuto che, partendo da un piccolo studio palermitano nel golfo di Mondello, ha già fatto il giro del mondo, conquistando blog e siti web di fashion e style in Giappone, Europa e Stati Uniti. Sulla testata del video campeggia il claim: «Incredible Fashion Town in Sicily», e basta poco più di un secondo per scoprire che il paese più trendy del mondo è proprio Agira, quel piccolo centro del cuore dell'isola, storicamente conosciuto per aver dato i natali a Diodoro Siculo. Possibile? Provate voi stessi a dare un’occhiata al video e diteci un po’ se Antonino con il suo Experimental Scottish Elegance style, Giuseppa regina dell’Oriental Fashion Dream o Nino, ritratto in un esemplare Dolcevita Total Look, non potrebbero forse fare scuola per classe e originalità.

CLIENTI INTERNAZIONALI - Che si tratti di fiction o di realtà, ciò che qui merita attenzione è che quello che potrebbe sembrare il backstage di un film di Fellini, e che è finito in un video che promuove il Sicilia Fashion Village, è in realtà opera di un gruppo di giovani creativi, cuore pulsante della siciliana Mosaicoon, società per azioni nata a Palermo nel 2009 dall’unione della Belsito Media srl e del fondo Vertis Venture (primo finanziamento Venture Capital in Sicilia). Nonostante la Mosaicoon sia “apparentemente” una società di comunicazione online come potrebbero essere tante altre, a fare la differenza, catturando l’attenzione del fondo Vertis Venture prima, e di clienti internazionali come Telecom Italia, Microsoft, Lumen, Electrolux Rex, Tommy Hilfiger (per il lancio del profumo Loud), Birra Corona (per la campagna Extraordinary Taxi) , Gruppo Finelco poi, è stata la grande innovazione dei servizi offerti, e la qualità della loro produzione: «Siamo stati tra i primi, in Italia, a intuire la potenzialità dei video virali (video pubblicitari intriganti e divertenti che, grazie al principio del “passaparola”, si diffondono sul web come fossero dei virus, ndr)», spiega il 29enne Ugo Parodi Giusino, prima socio unico della Belsito Media, oggi Ad e socio della Mosaicoon spa, «La nostra forza è l’incontro di strategia, tecnologia e creatività. Seguiamo ogni cliente passo dopo passo, curando per lui la produzione, la distribuzione e il monitoraggio dei video online, le strategie di social media, gli advergame (giochi pubblicitari), le applicazioni per terminali mobili come iPad e iPod, e tutto ciò che possa garantire l’intrattenimento dell’utente finale».

RESTARE E' POSSIBILE - Ma questo è solo l’inizio. Quello che è nato un anno fa come un giovane quartetto di creatività, tecnologia e comunicazione – Juan Serrano Ortiz, Giuseppe Costanza e Marco Imperato, oltre a Parodi Giusino – oggi ha già quadruplicato la sua formazione, continuando a crescere esponenzialmente. «Vogliamo essere un riferimento per tutti quei ragazzi, siciliani e non, costretti a cercare altrove una struttura creativa, multiculturale e professionalmente stimolante», «continua Parodi Giusino, «Il nostro direttore clienti, Pietro Sorce, grazie alla Mosaicoon è tornato a Palermo dopo 10 anni di esperienza milanese. Speriamo che molti altri seguano il suo esempio».

Pubblicato su corriere.it

Sunday, April 11, 2010

Palermo ladra. Palermo onesta


Sono le 11.10 di un sabato di primavera palermitano, condizione ideale per una passeggiata in centro storico. La signora Paola esce di casa per prendere l’autobus alla fermata di Via Croce Rossa ed ecco come appena pochi istanti possano bastare per incupire la mattinata appena cominciata. Attraversando la via dei Leoni, due ragazzini in motorino strappano violentemente la borsa dalle mani della giovane signora, fuggendo via veloci. Criminali. Tutto avviene in una frazione di secondi, infinitamente pochi perché le urla della vittima possano spingere all’azione i passanti assopiti nella loro quotidianità, ma abbastanza per imprimere negli occhi sconvolti di Paola il giubbino bianco e il cappellino con la visiera di uno dei due ladruncoli. Nella borsa c’era tutto. O quasi. Il cellulare è rimasto nella tasca della giacca. La signora Paola chiama il 113, denunciando l’accaduto. Sono le 11.12. Il centralino della polizia diffonde la notizia alle pattuglie vicine. Un elicottero, chiamato a sorvolare la zona per una precedente denuncia, è ancora in quota. Trovati! La descrizione della signora Paola coincide esattamente con la vista di due giovanotti in motorino nei pressi di Pallavicino. L’allarme raggiunge le due pattuglie già in movimento. I due ragazzini vengono accerchiati. Presi! Sono le 11.27. Immediata la confessione. Addosso hanno soltanto il bottino: €140,00. E la borsa? (Dentro c’erano chiavi di casa e il portafoglio con tutti i documenti e le carte di credito). Dicono di averla lanciata in un cassonetto di San Lorenzo. Una pattuglia, accompagnata dai due minorenni arrestati, si mette subito alla ricerca della refurtiva; l’altra pattuglia ha già raggiunto la signora Paola, comunicandole il ritrovamento dei due ragazzini. Sono le 11.35. Sebbene la borsa non sia stata ritrovata dalla polizia, l’efficienza del suo intervento, la tempestività della segnalazione e la cattura dei due aspiranti Lupin ci lascia davvero di stucco. Ma non è finita qui. Sono le 14.30. La signora Paola, provata dalla mattinata, è appena rientrata a casa insieme al marito, e non può lasciarla finché la serratura non sia sostituita. Qualcuno potrebbe essere in possesso delle chiavi. Suona il citofono. Una ragazza con un dolcissimo sorriso ha trovato la borsa con tutti i documenti, il portafoglio e le carte di credito al lato di un cassonetto sotto casa; ha indossato i panni di Sherlock Holmes e si è messa immediatamente in cerca della sua proprietaria. Il quadro è chiuso. Il sole è tornato a splendere. L’onestà e il buon senso esistono anche qui.

Pubblicato su Livesicilia.it

Friday, February 5, 2010

Vita, morte e miracoli del quotidiano



Di progenitori latini - si chiamavano Acta Diurna Populi Romani le prime pubblicazioni quotidiane risalenti alla Roma del 58 a.C. sotto l’imperatore Giulio Cesare – e nonni cinesi - il primo giornale su carta stampata risale al 748 a Pechino – il primo giornale periodico di informazione ufficiale, La Gazette, viene fondato a Parigi nel 1631 dal Cardinale Richelieu, governatore di Francia insieme a Luigi XIII. Ma dovremo aspettare fino al 1783 perché venga pubblicato in America il primo giornale quotidiano così come lo concepiamo oggi: è il Pennsylvania Evening Post, che sarà diffuso nel resto mondo solo nel corso del 1900.
Sopravvissuto alla nascita dei nuovi media, alla tv, alla radio, il quotidiano ha continuato a riprodursi e moltiplicarsi senza sosta. Fino a oggi. Attualmente, nel mondo, si contano più di 10.000 giornali quotidiani ufficialmente registrati. Il quotidiano si adegua alla realtà. Si modifica in base alle esigenze dei consumatori. Il formato diventa tabloid, più compatibile con la mobilità della nostra società, più piccolo, più pratico, più giovane. Tutto sembra roseo per il suo futuro. Quasi tutto. Alla fine degli anni ‘90 nasce, infatti, il fratello eclettico, innovativo e dinamico del quotidiano, che in brevissimo tempo si dimostra decisamente più attraente per i consumatori più giovani: è il primo quotidiano online. I dati Istat dicono che negli ultimi 10 anni gli utenti più giovani si siano via via lasciati conquistare da questo nuovo canale di informazione, gratuito, costantemente aggiornato, dinamico, intuitivo, determinando così la crisi del media che più di ogni altro ha contribuito a dare una lettura critica dell’attualità. Dimenticando per il momento di soffermarci sulla qualità delle informazioni della carta stampata, rispetto all’overdose di informazione formato web, interessiamoci, per il momento, del pane quotidiano del quotidiano: il fattore economico. La concorrenza gratuita ha determinato negli ultimi anni un pericolosissimo calo nelle vendite dei quotidiani su carta stampata (negli Stati Uniti l’Audit Bureau of Circulation ha annunciato un calo del 10,6% nelle vendite dei quotidiani nell’ultimo anno) con effetto diretto sugli incassi pubblicitari e sui bilanci delle aziende; il primo quotidiano degli USA per diffusione, il Wall Street Journal, ha dichiarato la chiusura della sua sede di Boston, provocando numerosi licenziamenti; Bill Keller, direttore del New York Times, ha dichiarato un’ulteriore riduzione del personale (a casa oltre 100 giornalisti entro la fine dell’anno, che si aggiungono ai 100 licenziamenti del 2008); molte case editrici d’oltre oceano hanno tagliato le edizioni del week-end. E’ crisi o piuttosto la chance per una straordinaria evoluzione del forse troppo statico mondo del giornalismo? Mentre Murdoch, il più grande magnate dei quotidiani del mondo, oltre 40 testate in tutto il mondo, reagisce proponendo newspaper a pagamento sul web, il governo francese punta invece sul pubblico più giovane, lanciando una promozione per riconquistare i ragazzi alla lettura del quotidiano. Si chiama Mon journal offert (www.monjournaloffert.com) e prevede un abbonamento gratuito a un quotidiano a scelta, per tutti i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni. In Italia invece, come al solito, si preferiscono le parole, ed ecco che ogni anno un interessante convegno nazionale, Crescere tra le righe, riunisce i direttori e i presidenti dei più importanti quotidiani italiani, per studiare la situazione dell’editoria italiana, riflettendo sulle soluzioni da adottare per interessare il pubblico più giovane. Ossigeno. Massaggio cardiaco. Trattamento antibiotico. Tutte misure generose e positive per salvare la vita del caro vecchio quotidiano. Ma se invece il suo cuore avesse invece già smesso di battere?

Friday, December 25, 2009

In Sicilia...

Il Natale vien… comprando???

Crisi, non crisi, povertà, ricchezza, sole, pioggia, sono dettagli, importanti, ma pur sempre dettagli. Il Natale è, e rimane, la festa di regali e di bambini, di abeti e di presepi, di pandori e panettoni, di abbuffate e di giocate. Anche quest’anno. E anche in Sicilia. Perché, nonostante noi siciliani siamo tra quel 41% degli italiani che, nel 2009, hanno tentato di risparmiare un po’ di più, e partire un po’ di meno, anche per noi, e anche quest’anno, un Natale senza balocchi non sarebbe un Natale coi fiocchi. E allora stringiamo i denti, chiudiamo un occhio, tiriamo fuori il salvadanaio, e compriamo, spendiamo, consumiamo. Uno studio svolto da Confesercenti mostra che quest’anno, in Italia, per gli acquisti natalizi, sono stati spesi circa 6,2 mld di euro della nostra carissima tredicesima, con un leggero risparmio, di 259 mln, rispetto allo scorso anno. Federalberghi sottolinea invece che ben 11 milioni di Italiani partiranno per le vacanze - il 20% in più rispetto al 2008 - ma che, allo stesso modo, il 15% in più degli italiani non passeranno fuori casa neppure una notte. Si acuisce dunque il divario tra chi può e chi non può. Soprattutto in Sicilia, dove “Cu troppo e cu nenti” come dicevano le nostre nonne.
Ed ecco che, se da un lato c’è qualcuno che è arrivato a spendere oltre €1000 tra doni di griffe e tecnologia, e dall’altro c’è chi ha eliminato del tutto i regali ad amici e colleghi, la maggior parte dei siciliani, per i regali di natale, ha speso tra €100 e €300, a testa. «Non ho un budget prestabilito – racconta Paola, una signora intervistata a Palermo, in Via Ruggero Settimo - Se trovo qualcosa che mi piace la compro. Ai miei 2 figli ho comprato un Ipod e un videogioco; a mio marito un plaid di cachemire; a mia sorella un forno a microonde per la casa nuova. Non mi sembra sia cambiato granché rispetto allo scorso anno». Non la pensa allo stesso modo Saro, un pensionato intervistato mentre passeggiava tra le bancarelle natalizie di Via Maqueda: «Quest’anno niente regali. Tutti i miei risparmi andranno nella cena della vigilia. Passare il Natale tutti insieme per noi è già un regalo di Natale». Per chi invece ha cercato di risparmiare senza rinunciare però a piccoli doni anche per gli amici, i libri e i cd hanno rappresentato quell’equilibrio giusto tra costo e funzionalità: «Le vendite dell’ultimo mese sono andate benissimo – racconta Gaetano, Responsabile libri alla Feltrinelli di Via Cavour - Nonostante la recentissima apertura di H&M e del nuovo Mondadori Multicenter, a pochi passi da qui, i nostri clienti più affezionati, attirati dalle promozioni molto vantaggiose, non si sono risparmiati negli acquisti. Davvero niente da rimpiangere rispetto al 2008». Ma se c’è un posto dove poi quasi nessuno ha pensato al risparmio, sia pure per un istante, quella è la nostra tavola, la regina indiscussa del Natale in famiglia!

Via libera dunque alla tradizione, con gli antipasti di “magro” (pesce) e sfincionelli, anelletti al forno e pasta con le sarde, timballi, sformati, e poi baccalà fritto, involtini di carne e pesce, anguilla al forno, agnello, e ancora sparaceddi e cardi in pastella, caponata e insalata di arance con aringhe e cipolle. E se c’è anche chi, poi, nel salato oserà qualche punta di innovazione con il tacchino con crema di castagne e puré di mele, per i dolci le cassate e i buccellatini, i mustazzoli e i cannoli della tradizione non hanno davvero concorrenti!

Saturday, November 28, 2009

Che bel protocollo lungo che hai!

Oliviero Toscani

Leggi e divieti, protocolli in entrata e in uscita, determine, delibere, approvazioni di bilancio, lettere d’intenti, verbali; eccoli qui i veri prodotti DOCG della nostra “odiamatissima” Italia.
E sì, perché accanto a pomodori di Pachino e limoni di Sorrento, pistacchi di Bronte, olive del Belice, cipolle di Tropea e cioccolata del Piemonte, sui campi e dagli alberi, negli orti e nei boschi crescono pure carte e cartacce, buste, lettere e foglietti da riempirci ministeri e uffici interi.
Più e più volte ci siamo visti soffiare da sotto il naso il primo posto nelle classifiche europee: le spiagge più belle alla Croazia, le città più vivibili all’Austria, l’aria più pulita alla Danimarca, i film più premiati in Germania, Francia e Olanda, per giunta l’esclusività e l’eccellenza del cibo vogliono mettere in discussione! E’ la fine della nostra gloria? Ma no! Bando a fazzoletti e musi neri, c’è una gara che noi italiani non perderemo: all’Italia il governo più burocraticomplicato che ci sia! Altro che Berlusca e paparini, qui governa Madame Burocrazia! Ma chi è costei e cosa rappresenta? Con burocrazia si intende l'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità e impersonalità che tradotto in dialetto siciliano diventa la realizzazione di interessi personali secondo criteri di raccomandazioni, clientelismo e inefficienza. Il termine stesso Burocrazia poi, definito in maniera sistematica da Max Weber, per indicare il "potere degli uffici" (dal francese bureau=ufficio e da greco kratos=potere) diventa qui Braditocrazia “potere della lentezza” (dal greco Bradytes=lentezza).
La Burocrazia italiana, inseminata di feconda sicilianità, finisce per rendere complicato e infinito quello che altrimenti potrebbe addirittura risultare immediato, rendendo fin quasi giustificabile il voler aggirare con favoritismi e scorciatoie quelle procedure interminabili e il ripiegare nella formula del silenzio assenso l’assenza di una risposta tempestiva, sfociando poi in quel disastro estremo dell’abusivismo edilizio.

Per ottenere, ad esempio, dall’ufficio del demanio pubblico l’autorizzazione per fare uno scavo atto a fornire l’energia elettrica a una nuova struttura alberghiera bisogna:
1) Presentare una richiesta scritta alla Capitaneria di Porto
2) attendere che la Capitaneria di Porto mandi la richiesta all’Assessorato al Territorio della Regione di riferimento
3) attendere che i documenti vengano verificati
4) attendere che venga consegnato un benestare
5) attendere che l’autorizzazione con la domanda originale torni all’ufficio del demanio
6) attendere che l’autorizzazione con la domanda originale venga firmata dal superiore dell’ufficio del demanio
7) attendere che l’autorizzazione con la domanda originale e la firma del superiore dell’ufficio del demanio ritorni alla Regione
8) ritirare la benedetta autorizzazione alla Regione.
8 tappe per 8 mesi di gestazione, 8 mesi che hanno portato all’aborto culturale, politico e sociale di questa bella Sicilia nostra.

U pisci ca' parla


“Piscispata, Piscispata locale! Talìa chi ran piscispata! Talìa chi bbeddu culuri! A ddec’euru u piscispata! Miiii, a ddec’euru! Piscispata locale!!”… “ Sìcci, Sìcci cù nìvuru! Taliassi chi ssù bbeddi sti sicci! Sìcci bbeddi, Sìcci cù nìvuru!!”
Forti, vibranti, colorate, assordanti, le “vuci” dei venditori di pesce nei mercati siciliani, incalzano e rumoreggiano, risuonando come vecchi canti popolari. Il loro impeto, il loro fervore sembra voler sfidare quei profumi e quei colori, poderosi anch’essi, della merce sui banconi. Ma non solo. Le “abbanniate”, termine utilizzato in Sicilia per descrivere le grida dei mercanti ambulanti per esaltare i propri prodotti, servono pure come strumento per concorrere con gli altri venditori. Chi punta sul basso costo “Occhiate a cinco euru. Io svendo, non vendo!!“, chi sulla freschezza “Sicci cà camìnanu! Fannu ciàuru i mari “, chi vuole invece risvegliare le papille gustative “Sàidde, sàidde bbiedde! Mii, chi rrùci a paista chi sàidde!!” e chi poi non perde tempo per dar spazio alla propria fantasia poetica ”C’aiu i mirluzzi cà pairlano! Talìa chi bbeddi sti mirluzzi! Mirluzzi cà pairlano!”… per un coro di botta e risposta davvero suggestivo.
La teatralità siciliana e l’identità della sua gente trova difatti, nel mercato (che ha origine dal suq arabo), la sua più vibrante espressione. Sipari e scenografie, attori e spettatori, comparse e scenette coesistono in questo “Teatro a cielo aperto” di cui il pesce, “Lu pisci Ri”, è protagonista indiscusso. Mmuccuna, rrizzi, cozzi, sàidde, sicci, tunnina, scrummu, spatu, mirluzza, cirennia, ricciola, calamari, anciovi, pesce d’ogni genere, gusto e colore, sono celebrati ed esaltati. Impreziositi da merletti di alghe ed erbe aromatiche, incoronati da limoni e peperoncini, decorati con fiori e ghirlande, offrono un trionfo cromatico, degno di questo spettacolo quotidiano, ma mai uguale a se stesso, che è il mercato del pesce.

L’allestimento ha inizio alle prime luci dell’alba. Gli scenografi si mettono subito al lavoro, disponendo sui banconi metallici la preziosa merce, con la cura e l’attenzione che solo un artista, nell’esposizione delle sue opere, potrebbe avere.
Nulla è lasciato al caso. Il colore rosso delle tende e l’uso di lampade artificiali, sempre accese, servono a intensificare la lucentezza e il colore del pesce, mentre i continui schizzi d’acqua e l’uso di legare la testa e la coda dei pesci, “aggammari u pisci”, per mantenerli in posizione arcuata, serve a conferire un’idea di freschezza assoluta, quasi fossero stati appena pescati. Anche la disposizione del pesce sui banconi ha il suo peso scenografico; le diverse qualità vengono accuratamente separate: il pesce di taglio viene messo da una parte, quello da frittura da un’altra e lo stesso vale per quello da zuppa e quello d’arrosto.
Sono le 9 del mattino. Tutto è pronto per la giornata. Il mercato è già affollato.
Che lo spettacolo abbia inizio!

L’albero dei desideri


Ci sono luoghi dove natura e uomo vanno ancora a braccetto, si sostengono a vicenda e si supportano nei bisogni di ogni giorno. Succede in Brasile, in Sud Africa, in India, in Nuova Zelanda, in Egitto, in Guinea, nello Sri Lanca; lì dove il progresso tecnologico è un eco lontano e la creatività popolare trova espressione nelle foglie di palma e nelle noci di cocco, nelle canne di bambù e nelle foglie di mais, nei rami, nei semi e nelle cortecce delle foreste.
E succede a Palermo, a Piazza Indipendenza, dove maestosi alberi, già secolari confidenti di tanti e tanti che da quella piazza sono passati, diventano pure sentinelle al servizio di cari vecchi amici, over 60 per l’appunto. Sono i vecchietti di Piazza Indipendenza, che ogni giorno della settimana si riuniscono in quel paradiso alle spalle di Palazzo dei Normanni per chiacchierare e raccontarsi, “pi taliarisi u passiu” o semplicemente “pi passarisi lu tempo”.
Il salotto a cielo aperto di Piazza Indipendenza, lo stesso che di giorno vive nelle storie dei suoi frequentatori, all’imbrunire si trasforma in un Parco Incantato, silenzioso, affascinante. Dagli alberi pendono doni curiosi, giganteschi, inanimati. Ma basta avvicinarsi di qualche passo per scoprire, in quella suggestiva istallazione d’arte popolare, una preziosa collezione di sedie, seggiole e poltroncine, incatenate ai rami possenti come frutti pesanti, e ti parlano, raccontandoti della Sicilia e della pigra genialità che anima la sua gente.
Sì, perché quegli inconsapevoli artisti, i signorotti di Piazza Indipendenza, siciliani purosangue, “lagnusi” per definizione ma inesorabilmente fantasiosi, non potevano mica star seduti per ore sulle fredde panche di marmo, disseminate per la Piazza. Non sia mai. I loro fianchi, stanchi, e le ginocchia, arrugginite, pretendono vere signore poltroncine. E così, se le sono portate da casa, le sedie, e per evitare il fastidioso“trasi e nesci” quotidiano, ogni sera le lasciano lì nella Piazza, affidate a custodi di legno e foglie, ancora fiduciosi e fedeli. Quando poi la Signora dal manto stellato avvolge la Piazza, i nostri vanno a casa sereni leggeri, per ritornare ancora, giorno dopo giorno, a raccontare storie e custodire memorie.

Sunday, February 15, 2009

Delivery-freak

...la mania della consegna a domicilio!

Giapponese o messicano, libanese o vietnamita? Mmm…oggi ho piuttosto voglia di cucina creola!
Perché programmare pranzo e cena in anticipo, fare la fila al supermercato, affrontare freddo e neve o accontentarsi della solita minestra, quando basta alzare la cornetta, o meglio afferrare l’I-phone e ordinare uno tra gli infiniti piatti tipici del mondo che più stuzzica l’acquolina dell’istante? In men che non si dica un baldo giovane arriverà a casa, in ufficio o dovunque ci si trovi con l’oggetto dei desideri bell’e pronto su un vassoio.
A NY la parola d’ordine è DELIVERY!
Certo il delivery service non è una novità negli Stati Uniti, e neanche più in Italia dove è ormai moda in città come Roma o Milano; ma negli Stati Uniti la consegna a domicilio è diventata una vera e propria mania. Inutile quindi opporsi, cercando di andare contro corrente, anche il più rigoroso tradizionalista avrà difficoltà a resistere.
Musica, teatro, cinema, eventi, gallerie d’arte, New York è un vortice di novità, appuntamenti ed opportunità cui non è facile poter rinunciare; ma come riuscire ad incastrare tutto ciò nell’arco di 24 ore, quando più di un terzo del tempo lo si passa al lavoro? Ci si arrangia per come si può risparmiando fino all’ultimo secondo: c’è chi studia in metropolitana, c’è chi porta a passeggio il cane facendo jogging, c’è chi dorme 4/5 ore a notte e, taglia di qui taglia lì, a lavoro non c’è neppure tempo per la pausa pranzo! E quando quel certo languorino comincia a farsi sentire, che si fa? Food-delivery eccoti qua!

A NewYork non c’è ufficio, appartamento e posto di lavoro che si rispetti che non garantisca una selezione infinita di menu di bar, ristoranti e fast food per ogni età, gusto ed etnia, da contattare ad ogni ora del giorno e della notte per ordinare una delle incredibili specialità della casa: Yuca frita, Papa rellena e tostones da Cafè Havana, Toro-Tzukeyaky e Yasai-Itame dal giapponese Tomoe o ancora Arepas dal localino venezuelano dell’east village. Basta solo accontentarsi di quel minuscolo spazio vitale tra lo schermo e la tastiera del computer per pranzare sulla propria scrivania tra una email e l’altra ed il gioco è fatto!
Ma non è finita qui. Selezione illimitata si, ma mica solo in termini di menù. I newyokesi risparmieranno pure in tempo, ma la loro stravaganza non ha davvero limiti ed ecco allora il Delivery Service per ogni tipo di esigenza.
Per studenti e lavoratori notturni c’è “Insomnia cookies service” che dalle 20 alle 2.30 del mattino consegna biscottini appena sfornati per addolcire il lavoro e favorire il riposo. Per i cultori della linea c’è poi“The slimdown” che ti consegna direttamente a casa la dieta studiata apposta per te. E per chi proprio non ha un briciolo di tempo a disposizione c’è persino chi ti consegna a domicilio tutto quello che vuoi. Hai una voglia matta di mango, hai dimenticato di comprare il rasoio e di ritirare le camicie in tintoria? No problem, arriva”Max Delivery”!
Certo la consegna a domicilio ha un suo costo aggiuntivo e poi c’è la sacra mancia che non manca mai, ma che importa in fondo il tempo è denaro, no? Tu lavori, guadagni e con quei soldi paghi ad altri quello che poresti fare tu se non lavorassi tanto, logico no? Siamo in tempo di crisi…Almeno cosi lavorate in due.

Monday, January 5, 2009

La Semenza delle Tradizioni


Una tavola imbandita di tutto punto, profumi della più tipica tradizione siciliana, pani cunzatu, pasta con le sarde, milinciane ammuttunate, buccellatini fatti in casa, cannoli con la ricotta, un centro tavola in maiolica raffigurante limoni ed arance della Conca d’Oro e tanto di Peppina e Carmelo, Giuseppe, Concetta, Salvatore e Rosa, Maria, Angela e Leonardo, Francesco, Gioacchino, Agata, tutti lì, attorno al tavolo, ad accogliermi come soltanto un siciliano DOC saprebbe fare. E dove collocare questo romantico quadretto? Ma negli Stati Uniti “ovviamente”!
In un viaggio a San Francisco con un amico californiano conosciuto a New York, durante i festeggiamenti di un battesimo a casa di amici di famiglia, la sua chiaramente, mi sono imbattuta in una situazione surreale, al limite tra il faceto ed il paradossale. Nel presentarmi ai padroni di casa è infatti bastato che pronunciassi appena la mia provenienza siciliana per ritrovami attorniata, in men che non si dica, da un branco di siciliani purosangue: tre intere generazioni di Baharioti (denominazione siciliana degli abitanti di Bagheria, in provincia di Palermo), più di 20 in tutto tra nonni, figli e nipoti, stavano lì, attorno a me, quasi fossi io una gocciolina di granita di limone caduta per terra, e loro, un branco di formichine pronte ad assalirmi. E per dimostrarmi la gioia di quel fortuito incontro, i miei compaesani, non la smettevano di abbracciarmi e riempirmi di domande, evidentemente orgogliosi di poter esibire quell’italiano o meglio dialetto siculo-americano quasi incomprensibile, nonché di farmi gustare le prelibate pietanze della cucina siciliana da loro preparate in occasione del battesimo.

I loro volti, le movenze, i nomi e i racconti, così impeccabilmente siciliani, sembravano essere stati ripescati da un quadretto di vita di un paesino della Sicilia degli anni ’50, quasi fossero rimasti ibernati per tutto questo tempo, congelati dai venti freddi dell’emigrazione transoceanica e rifioriti poi tra le tiepide colline californiane. E non solo, ma anche tutte quelle tradizioni culinarie, mentalità tipiche ed abitudini, oggi in allarmante processo di estinzione nella stessa madre Trinacria intaccate come sono dall’erosione del progresso e dell’evoluzione, avevano evidentemente attraversato l’oceano, quasi un secolo prima, insieme alla gente a cui appartenevano, avevano varcato confini affettivi, temporali e culturali ed erano approdati nel Nuovo Mondo dove, nutriti dalla nostalgia e dall’amore per la lontana terra madre, erano stati poi fedelmente tramandati di generazione in generazione.
Quella che sembra qui una sorta di parodia dell’emigrato italiano negli Stati Uniti è in realtà storia di vita vissuta per milioni di persone. Sono 16 milioni, quasi il 6 % dell’intera popolazione statunitense, i dichiarati italo-americani che risiedono oggi negli Stati Uniti, con un’altissima concentrazione nelle aree della East Cost, a New York, a Boston, a Chicago, a Baltimora, a Filadelfia e nelle San Francisco, San Diego e Los Angeles della West Coast. Sono loro i figli, i nipoti e i pronipoti di quella Grande Migrazione italiana negli Stati Uniti del primo quarto del XX sec e delle successive ondate migratorie degli anni ’50 e ’60 del Novecento, di cui i siciliani tra l’altro rappresentarono una altissima percentuale.

I primi emigranti erano principalmente contadini ed operai, gente umile, estenuata dalle guerre e dalla povertà ed attratta, come gazze, dal luccichio di un futuro migliore, in una terra, quella “Nuova”, dove si diceva piovesse denaro dal cielo e dove verdure e bestiame sembrava avessero dimensioni soprannaturali. Non sempre purtroppo le aspettative rispecchiavano la realtà dei fatti e spesso le difficoltà di una lingua incomprensibile, la denigrazione, la sottomissione e l’isolamento in un paese estraneo e sconosciuto spingevano al rimpatrio, ma altre volte il vecchio proverbio siciliano “Cu nesci arrinnesci” (“chi parte trova la fortuna”) sembrava avesse la meglio ed ecco che gli Stati Uniti rappresentavano la fruttuosa svolta, a volte onesta a volte meno, per tanta, tantissima gente.
Le ondate migratorie successive verso varie destinazioni in tutto il mondo, anche se meno colossali di quella prima Grande Migrazione del Novecento diretta agli Stati Uniti, rappresentavano sempre di più una soluzione, più o meno definitiva, alla frustrazione e all’insoddisfazione in una terra tanto promettente quanto problematica e riluttante al progresso come la Sicilia e, incredibile ma vero, quegli stessi siciliani tanto pigri, fannulloni, accidiosi e pantofolai tra le mura di casa, non appena varcato il lembo di costa che li separava dal resto del mondo, si trasformavano in imprenditori intraprendenti e volenterosi, propositivi ed irrimediabilmente solari, creativi e vincenti.
“Chissi ca partunu, sunnu comu la semenza ca si chianta nu terrenu cchiù fertili…chissi sunnu u futuro nostro” si sente nel film di Emanuele Crialese, “Nuovo Mondo” (Leone d'Argento Rivelazione 2006) che racconta appunto, con estrema intensità, l’avventura storica della Grande Migrazione italiana negli Stati Uniti, attraverso le vicissitudini di una famiglia dell’entroterra siciliano.
E come dar torto ad una simile premonizione? Tanti furono, infatti, i siciliani di prima, seconda o anche terza generazione che non solo ebbero successo nel Nuovo Mondo, ma che addirittura lasciarono un segno nella Storia. E come dar torto ad una simile premonizione? Tanti furono, infatti, i siciliani di prima, seconda o anche terza generazione che non solo ebbero successo nel Nuovo Mondo, ma che addirittura lasciarono un segno nella Storia. Chi non conosce ad esempio Frank Sinatra o Frankie Laine (orig. di Monreale) punte di diamante della storia della spettacolo e ancora maestri del Cinema come Frank Capra (nato a Bisaquino) o Martin Scorsese (orig. di Polizzi Generosa), e poi Al Pacino (di orig. Corleonesi) e Sylvester Stallone (orig. di Castellamare del Golfo), John Travolta e John Turturro (orig. di Aragona) o ancora l’attore palermitano Vincenzo Amato che ha lasciato l’Italia per trovare successo a New York, Joe Di Maggio stella del Baseball americano e chi più ne ha più ne metta? E se poi un Anthony Talamo Rossi, nato in Sicilia nel 1900 ed emigrato negli Stati Uniti nel 1921, non dirà nulla di per sè, la sua fortunata Tropicana Orange Juice, da lui fondata in Florida nel 1947 con appena 50 impiegati ed oggi Numero Uno al mondo per la produzione di succhi d’arancia, potrebbe rappresentare un valido esempio della brillante creatività siciliana al servizio della dinamica economia americana.

Che sia merito di geni conquistatori ricevuti dai nostri padri greci e romani, dotti fenici o bizantini, e ancora arabi, passionali spagnoli o raffinati francesi, o semplicemente la voglia di rivalsa sulla antimeritocratica terra sicula a spingere i siciliani più intraprendenti alla partenza e che magari poi sia colpa del “cavuru” di casa o la frustrazione per un sistema lento ed oligarchico a mediocrizzare e smorzare gli entusiasmi a chi rimane, davvero non si sa, certo è che se oggi, lontani dalle guerre e dalla forte povertà conosciuta dai nostri avi, quella tendenza migratoria di una parte preziosa del popolo siciliano continua a crescere, impoverendo drammaticamente ciò che rimane della nostra Grande Vecchia Trinacria, questo è il sintomo di un malessere ancora fortemente irrisolto che dovrebbe spingere gli uni e gli altri ad una profonda riflessione.